C’è una domanda che mi fanno spesso quando consegno un servizio: “Ma perché alcune foto le hai fatte in bianco e nero?”. A volte c’è un pizzico di sorpresa, a volte quasi un sospetto, come se avessi tolto qualcosa. E invece, ogni volta che scelgo il bianco e nero per un ritratto, lo faccio perché sento che quella foto ha qualcosa da dire che il colore rischierebbe di coprire. Lasciami spiegare come la vedo, perché dopo tanti anni dietro l’obiettivo è diventato uno dei miei modi preferiti di raccontare le persone.
Meno distrazioni, più persona
Il colore è bellissimo, non fraintendermi, ma è anche rumoroso. Una maglietta rossa, un muro giallo alle spalle, una guancia arrossata dal freddo: tutto chiama l’attenzione, e l’occhio di chi guarda inizia a girare per l’immagine senza fermarsi davvero da nessuna parte. Quando tolgo il colore succede una cosa quasi magica: resta solo l’essenziale. Lo sguardo, la forma del viso, una ruga d’espressione, il modo in cui una mano sfiora i capelli. Il ritratto smette di essere “una foto di te con quel maglione” e diventa una foto di te, punto.
È anche per questo che il bianco e nero ha un rapporto speciale con il tempo. Una foto a colori, dopo dieci anni, spesso si riconosce subito: quella tinta di capelli, quella moda, quei toni che andavano di tendenza in quel periodo. Un buon ritratto in bianco e nero invece invecchia benissimo, anzi, a volte non invecchia proprio. Pensa alle foto dei tuoi nonni che magari conservi in un cassetto: non le guardi pensando che siano “vecchie”, le guardi e basta, e ti arrivano dritte al cuore.
E poi c’è un aspetto pratico che molti non immaginano: il bianco e nero è gentile con la pelle. Rossori, piccole imperfezioni e macchie di colore si attenuano in modo naturale, senza bisogno di ritocchi pesanti. Chi davanti all’obiettivo si sente un po’ insicuro spesso si riconosce nel bianco e nero più volentieri che nella versione a colori, e devo dire che questa cosa mi emoziona sempre un po’.
È tutta una questione di luce
Qui arriva la parte che amo di più, quella tecnica. Senza il colore a fare da supporto, tutto il lavoro lo fanno la luce e le ombre. Un ritratto in bianco e nero vive di contrasti, di volumi, di come la luce scivola su uno zigomo o lascia nel buio metà del viso. Per questo non basta prendere una foto a colori e togliere la saturazione: bisogna pensarla in bianco e nero già mentre si scatta. Io lo faccio guardando la scena con occhi diversi, cercando una luce laterale, una finestra, un controluce morbido, qualcosa che disegni la forma invece di illuminarla e basta.
Chi mi segue da un po’ sa che lavoro con Fujifilm da anni, e uno dei motivi è proprio la resa del bianco e nero: mi sono costruito dei profili personali che uso da tempo e che mi fanno vedere quasi il risultato finale già nel mirino. È un vantaggio enorme, perché mentre scatto capisco subito se quella luce funziona o se devo spostarmi di mezzo metro. Ne parlavo anche nell’articolo sulla fotografia di maternità e la luce giusta, dove il bianco e nero è spesso protagonista.
Quando sceglierlo (e quando no)
Non tutto deve diventare bianco e nero, sia chiaro. Se il punto della foto è proprio il colore, come un vestito scelto con cura o un ritratto all’aperto in cui la stagione fa metà del lavoro (ne ho scritto da poco parlando dei ritratti in autunno), allora il colore va tenuto e valorizzato. Il bianco e nero dà il meglio di sé quando cerchi un’immagine più intima e intensa, quando l’emozione conta più del contesto. Ritratti ravvicinati, momenti di maternità, mani che si stringono, uno sguardo un po’ malinconico: lì secondo me non ha rivali.
Un piccolo consiglio se stai pensando a un servizio in bianco e nero: scegli abiti con texture interessanti, come la lana, il lino o il denim, perché in monocromia la trama dei tessuti diventa protagonista. Evita invece le fantasie troppo fitte e gli accostamenti che funzionano solo grazie al colore, perché senza di esso rischiano di trasformarsi in una macchia grigia uniforme. Più che ai colori in sé, pensa ai contrasti tra chiaro e scuro.
Alla fine, per me il bianco e nero non è un filtro ma una scelta di racconto. È come abbassare la musica in una stanza piena di gente per sentire meglio una voce sola. Se ti va di vedere qualche esempio, nel mio portfolio c’è una sezione dedicata al ritratto in bianco e nero. E se stai cercando un fotografo per ritratti a Lucca e ti incuriosisce l’idea di vederti senza colore, scrivimi: ne parliamo insieme e scegliamo la luce giusta per raccontarti.