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Cosa significa essere un fotografo?

Non si può rispondere a questa domanda senza aggiungere la parola “oggi”.

Cosa significa essere un fotografo oggi?
Significa avere a cuore la difesa e la diffusione della bellezza. Oggi ho il modo di far sì che un mio scatto sia visto da un milione di persone. E questa opportunità incredibile è la minaccia più grande con cui devo confrontarmi ogni giorno.
Quando scatto una foto, lo faccio per avere il modo di raggiungere milioni di persone?

La foto che cos’è, quindi, il mezzo per raggiungere qualcos’altro? Si riduce ad un mezzo, un “qualcosa”?
No.
Prima viene la foto, poi il milione di persone, il mio scopo, il mio bisogno è fare la foto, e farla bene, non raggiungere un milione di persone. Oggi ho la possibilità di scattare diecimila foto in un giorno, ad una singola modella.
Mi costa quanto scattarne 10.

E dunque ne scatto 10.000?
No.
Il gesto dello scatto è un momento di connessione tra me e l’immagine che ho composto. Prima penso, osservo, decido, scelgo, ricordo, preparo. Poi scatto, controllo, modifico, scatto ancora.
E sono soddisfatto.
Lentezza, qualità, precisione, spontaneità. Se do importanza ad ogni singolo scatto, trasmetto questa importanza alla persona che ho di fronte, che non si sentirà davanti ad una mitragliatrice, ma comprenderà di essere parte di un processo creativo che ha i suoi tempi e le sue regole.

La sua importanza.
Soprattutto, essere un fotografo oggi, ciò che distingue un artista da un tizio con una reflex in mano, è la capacità di scegliere.
Io scelgo cosa fotografare, che significa anche scegliere cosa NON fotografare. Comporre l’immagine sottraendo dal totale il superfluo, ottenendo l’essenziale, andando alla radice dell’idea che ho in testa, cercando la sintesi, la perfezione dell’istante da cristallizzare per sempre.

Quando fotografo, io scelgo. Questo significa essere un fotografo oggi.

Grazie Andrea Visibelli per aver scritto/descritto questo di me.

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