C’è una finestra di tempo strettissima nella vita di un bambino. Dura davvero pochi giorni. Dopo, quel corpicino cambia già forma, le mani si allargano, gli occhi iniziano a fissare il mondo in modo diverso. Fotografare un neonato significa correre dietro a questa finestra, e io lo faccio da anni, con un approccio che ho affinato servizio dopo servizio.
Il momento giusto
Le prime due settimane di vita sono il periodo ideale.
In quei giorni il bambino dorme molto, si “raggomitola” ancora come in pancia, e la pelle ha quella consistenza morbida e leggermente arrossata che racconta quanto sia appena arrivato. Dopo il primo mese i tratti cambiano rapidamente, niente di sbagliato, ma è un’altra storia, un’altra fotografia. Per questo, quando una futura mamma mi contatta durante la gravidanza, le consiglio sempre di prenotare già il servizio newborn, lasciando solo la data da confermare dopo la nascita.
Come si svolge il servizio
Un servizio newborn non si organizza come un ritratto classico. Non ci sono orari rigidi, non c’è un “ok, fermo così”. C’è un bambino che dorme, si sveglia, ha fame, va calmato, si riaddormenta, e io lavoro intorno a questo, non contro. Capita di fare una pausa di 20 minuti per una poppata, riprendere, cambiare set, aspettare ancora. Il tempo medio è 2-3 ore, ma il tempo “produttivo” reale è molto meno, ed è normale: la sicurezza e la calma del bambino vengono prima dello scatto.
Per la luce preferisco quella naturale, morbida e filtrata, senza flash diretti vicino al bambino. Spesso scelgo la casa della famiglia, è l’ambiente in cui il bambino si sente al sicuro, e per i genitori restano fotografie della loro quotidianità reale, la cameretta, il letto, le mani del papà. In studio invece posso controllare meglio la luce e creare composizioni più pulite, magari con i fratellini maggiori o con oggetti speciali come la prima tutina o il peluche. Non c’è una scelta giusta in assoluto, dipende da cosa la famiglia vuole portare a casa, ricordi più “documentari” o immagini più curate.
Cosa resta, dopo
Tra qualche anno quel bambino non saprà di essere stato fotografato così piccolo. Ma i genitori sì, e guarderanno quelle immagini ricordando esattamente com’era quel momento, l’odore, la stanchezza, la tenerezza.